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Ed eccoci finalmente con il video finale del nostro workshop! Siamo felici di potervi lasciare con un ricordo della nostra esperienza insieme.
Per chi non c’era, ricordiamo che il video è stato proiettato durante la mostra finale nell’aula del nostro workshop, trasformata per l’occasione in un cinema improvvisato.
Un ringraziamento particolare va a Mauro Striuli che si è occupato del montaggio. Condividete e diffondete! Alla prossima!
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Foto di gruppo
Buongiorno ragazzi! Speriamo che stiate passando delle belle vacanze :-) :-)
In attesa che sia pronto il video finale, che poi vi manderemo, riuscireste a farci avere la foto di gruppo che abbiamo fatto l’ultimo giorno tutti insieme? Non ci ricordiamo chi ci abbia fatto la foto, sapete darci un contatto?Mandate pure a Benedetta: bene(punto)crippa@gmail.com, sostituendo a “(punto)” un “.”
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URGENTE - Video
Gruppo ZANIBELLATO e gruppo GELAIN: abbiamo bisogno dei vostri video nel formato originale. Se siete ancora nei paraggi vi chiediamo di portarcelo entro le 17.30, altrimenti portateli domani mattina e proveremo a montarli con gli altri, ma non garantiamo la riuscita della cosa.
Ciao!
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***INFORMAZIONI SULLE CONSEGNE***
Post riservato agli studenti.
Ragazzi, in vista dell’esposizione finale, vi chiediamo di consegnarci i seguenti materiali:
» Entro mercoledì sera
TAVOLA DI SINTESI
- tavola di sintesi A1, in formato pdf a dimensioni reali (A1), spazio colore CMYK
- la tavola deve essere realizzata secondo il template che vi daremo domani (che consiste solo in una testata in alto comune, ma poi siete liberi di disporre gli elementi dove e come volete)
- la tavola, dove volete, deve riportare la seguente dicitura:
Wave Workshop 2011
Prof. Gilberto Corretti
Tutor: Benedetta Crippa e Alessandra Rinaldi
Tema e titolo del progetto
- la tavola deve contenere inoltre: una vostra foto di gruppo e i vostri nomi; schizzi, disegni, immagini relative al concept e al “feeling” di progetto, alle idee di base, al percorso fatto.
VIDEO E/O IMMAGINI
- materiale video che avete preparato, in formato .flv 1024x768px, TASSATIVAMENTE CON audio, della durata massima di 1 minuto
- i video e le immagini devono essere SENZA LOGHI NE’ SCRITTE. Ci penseremo noi a inserire i vostri nomi.
- nota: nel caso aveste solo delle immagini, montate anche quelle in un .flv stessi requisiti. NON consegnateci presentazioni powerpoint, non ce ne facciamo nulla. Consegnate solo .flv animati.Buon lavoro!
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***Avvertenza sulle immagini***
Post riservato agli studenti.
Ragazzi, una avvertenza per quanto riguarda le immagini e fotografie dei lavori: dato che verrà fatta una pubblicazione sui workshop, come l’anno scorso, saranno incluse alcune immagini e fotografie dai vostri lavori, che noi manderemo a Esther. Queste immagini hanno dei requisiti precisi per la pubblicazione, che valgono anche per quelle che ci fornirete voi, ovvero:
- estensione .jpg
- dimensione minima: 10x10cm @300dpi;
- spazio colore quadricromia (CMYK) o scala di grigio.
State quindi attenti a non ridimensionare le vostre foto al di sotto di questi requisiti, e vi chiediamo di mandarci o di portarci su chiavetta (meglio) le immagini che vi piacerebbe fossero incluse nella pubblicazione (non garantiamo ovviamente).
Grazie! -
Lettera ai miei settanta studenti
Prologo
Cari ragazzi, è un sentimento di gratitudine che provo la mattina, quando vi trovo intorno ai tavoli a lavorare ai vostri progetti disegnando, tagliando cartoni, modellando scampoli di bottiglie di plastica. Mi chiedo se la mia presenza sia utile a soddisfare i vostri desideri, le vostre speranze e giuste ambizioni. Il workshop è dedicato all’architettura, concetto oggi profondamente in crisi, la cui visione tradizionale è forse ancora vitale solo nella mente degli speculatori finanziari. Come architetto credo che la sua natura sia più profonda, talvolta dimenticata o volutamente celata. Discorso difficile a farsi, me ne rendo conto. Ci proverò comunque.
Epilogo
Nell’intervista proiettata giovedì scorso Ettore Sottsass dice che il progetto, di architettura o design, esprime la consapevolezza della tragedia esistenziale. La prima volta che ho udito queste parole, che Ettore pronunciava spesso, avevo solo qualche anno in più di quelli avete voi. Non ne capivo bene il senso, così lontano dal mio ottimistico orgoglio di futuro architetto e gli rimproveravo una vena d’amaro pessimismo. Che non ritrovavo poi nelle sue opere, piene d’esplosiva e vitale sensualità.
Poi, con il passare degli anni, ne ho forse compreso il messaggio. L’architettura non è nata per soddisfare bisogni ed esigenze materiali del genere umano. I nostri cugini di primo grado, scimpanzè e gorilla, vivono benissimo senza. Noi, se ignoriamo l’opinione dei creazionisti, eravamo come loro. Allora perché l’abbiamo inventata complicandoci, e non poco, la vita? La risposta più credibile e ragionevole è che sia stato il caso, abilmente spalleggiato dalle leggi della probabilità, il grande arbitro di tutti gli eventi dell’universo. Quel caso e quelle probabilità hanno provocato nei nostri antenati quadrumani un corto circuito, un trauma cerebrale che li ha portati a riflettere sulla propria condizione.
Riflettere: verbo che indica una proprietà della luce che, quando colpisce una superficie levigata ritorna su se stessa. E’ la proprietà dello specchio e dell’acqua in riposo, metaforicamente indica la capacità di chi, nel vedere riflessa la propria immagine, nello specchio o nell’acqua come accadde a Narciso, riconosce di essere un’entità individuale: cioè io. E’ accaduto ad ognuno di noi quando, balbuzienti bebè posti davanti ad uno specchio, abbiamo concluso che quell’essere impacciato che vedevamo eravamo noi e non un altro bambino dell’asilo nido.
Ci sono molti modi, nelle religioni e nel mito, per indicare quel momento fatale dell’umanità: dal morso della fatidica mela ad altre storie più o meno complicate. Tutte descrivono un evento tragico, all’origine di tutti i mali e le inquietudini che hanno afflitto e affliggono l’umanità intera. La consapevolezza del proprio esistere si porta dietro la consapevolezza della morte e dei limiti nel tempo e nello spazio in cui siamo stati gettati dalla nascita. Destino difficile da accettare, la storia dell’umanità è simile ad una ruota che gira intorno a questo perno. Da sempre si sono escogitati modi, come la filosofia e la religione, per fermare la tragica giostra: abbiamo inventato reincarnazioni, vita dopo la morte, dissolvimento del proprio io nel flusso dell’universo, accettazione stoica del proprio destino.
La più comune a tutte le culture è quella di riversare la propria vita, come un liquido da vaso a vaso, nella memoria di chi ci sopravvive. Per rafforzarne l’eventualità, poiché anche i posteri sono mortali, affidiamo la memoria a cose che, nell’apparenza, potranno loro sopravvivere più a lungo, come le pietre e i minerali della terra. I popoli nomadi delle steppe seppellivano i loro morti sotto un tumulo di pietre. Ogni pietra era portata da un membro del clan d’appartenenza ed era tanto più pesante quanto più grande era il rapporto d’obbedienza o l’affetto provato nei riguardi del defunto. Di conseguenza la grandezza del tumulo esprimeva la memoria della propria esistenza e il gradino occupato nella scala sociale.
Viviamo tempi diversi da quelli delle tribù nomadi della steppa ma credo che questa sia la sostanza dell’architettura e così mi spiego le parole d’Ettore Sottsass. L’architettura nasce dalla riflessione sulla condizione umana volontà che può sfociare in atti di volontà di potenza e di prevaricazione degli uni sugli altri, come le piramidi e le torri sempre più alte e contorte, oppure in atti di pietas e doni d’amore verso il prossimo, e quindi verso noi stessi, come le ceramiche colorate di Gio Ponti ed Ettore Sottsass.
Tutto il resto è tecnica e artificio.
Set. 16 ’11
Set. 15 ’11
Ago. 3 ’11
Lug. 14 ’11
Lug. 11 ’11
Lug. 10 ’11
Lug. 9 ’11
Vi segnaliamo con piacere questa bella testimonianza del nostro Gilberto Corretti, pubblicata su architettura.it con il titolo
“La città estrusa. Alle radici dell’architettura radicale.”
Trovate l’articolo completo qui:
http://architettura.it/files/20080916/index.htm
“Questa definizione compare nella mia agenda il quattro settembre ed è accompagnato da una nota esplicativa: “estrusione = concetto produttivo industriale esteso a tutto l’esistente, compresa la cultura”. Seguono cinque pagine di precisazioni e chiarimenti che risparmio al lettore. L’esame, cui arrivammo con una quantità indescrivibile di disegni, plastici, foto e documenti vari, si svolse nell’aula di Minerva, a chiudere un percorso iniziatico avviato l’anno prima in quell’aula, il ventisette di novembre del ‘64. Di fronte a noi, seduti e difesi da una lunga serie di tavoli piani da disegno, stava una commissione di una quindicina di persone fra professori e assistenti. Dietro di noi si era riunita per l’evento una folla di studenti. I più lontani per non perdersi lo spettacolo erano in piedi sui tavoli. In mezzo stavamo noi, otto studenti spaesati e frastornati per le inevitabili nottate…”
Lug. 7 ’11
Carissimi, nel pensare a una esposizione finale dei lavori che possa essere eterogenea e interessante, vi invitiamo a raccogliere qualsiasi materiale che possa essere associato al vostro progetto, anche nelle forme più svariate. Video, film di riferimento o a cui vi siete ispirati o che in qualche modo richiamano il vostro lavoro, immagini, musiche, audio di qualsiasi tipo, elementi fisici, materiali, libri o testi…. sbizzarritevi.
Inoltre vi invitiamo a non buttare via schizzi e disegni vari, anche di stadi intermedi o di esperimenti. Tutto può concorrere a fornire una visione del progetto.
Buon lavoro!


